Lo scopo essenziale dell'agricoltura è quello di produrre cibo e le condizioni di vita in epoca bassomedievale possono essere sintetizzate dalle parole contenute in una lettera del Doge Andrea Vendramin del 9 di giugno del 1477 :

... gran parte [ d'homeni del Territorio padoan ] dorme suso la paglia, gran parte vive de herbe senza pan e quelli che stanno meglio vive de pan de sorgo et de semolati [ crusca ] ...

La stragrande maggioranza della popolazione vive, quindi, male e in condizioni più misere di quelle di epoca comunale e, in minor misura, carrarese utilizzando prodotti agricoli diversi dagli attuali e coltivati con rese minori. Tra i vegetali sorgo, panico, orzo, miglio e frumento - probabilmente farro cioè la varietà di frumento a bassa produttività coltivata dai Romani - costituiscono i cereali alla base dell'alimentazione umana e l'avena di quella destinata ai cavalli: a essi si aggiungono una certa quantità di legumi come le fave, i piselli, un tipo autoctono di fagioli - Virgilio raccomandava di seminare i fagioli in primavera come si faceva presso Patavium - e le lenticchie, qualche altro ortaggio come le zucche, i cavoli, le biete, i porri e la frutta. Poponi, mele, pesche e ciliegie si accompagnano a grandi quantità di uva consumata sia fresca, sia trasformata in vino e piantata in ragione di un campo di vigne ogni venti campi coltivati sulla cui coltivazione sappiamo dell'obbligo di piantare ogni anno cinquanta salici - o altre essenze - sempre ogni venti campi e di appendervi i tralci delle viti. C'è pure una certa produzione di olio - al presente negletta come suggerisce l'unico frantoio per olive sopravvissuto ad Arquà Petrarca - assicurata dal favorevole clima lungo le pendici meridionali dei Colli Euganei e incrementata fin dall'epoca comunale con apposite leggi che obbligano a piantare dieci olivi per ogni campo coltivato a vigneto.

Tra i prodotti dell'allevamento troviamo i formaggi - sono presenti pure quelli pugliesi - che possiamo supporre soprattutto di pecora vista l'importanza sempre crescente dell'Arte della Lana in città ( ma nel Piovese ampie superfici vengono dedicate alla coltivazione del lino ) e la carne. Polli ( ma la "gallina padovana" è in realtà frutto di un incrocio ottocentesco ) e uova, conigli, montoni ( ora scomparsi ), maiali e capi più grandi come mucche, buoi e cavalli vecchi e non più sfruttabili come forza lavoro, selvaggina come fagiani e pernici, cighiali, lepri e capiroli, costituiscono le fonti primarie di proteine animali. La Domus Macellatorum esiste tuttora all'inizio di via Manin e per antichi statuti i proprietari delle botteghe erano obbligati ad esporre - con le carcasse degli animali - pure le loro pelli per evitare possibili frodi. Larga pure la presenza di pesci e crostacei di mare e d'acqua dolce - come i gamberi di fiume - forniti in abbondanza dai fiumi, da canali e dalle grandi valli da pesca completamente bonificate nei secoli successivi : a titolo di curiosità il nome dell'antico albergo Storione derivava dalla lavorazione del caviale protrattasi fino alla prima metà del secolo scorso.