Una leggenda poco nota - e collocata incredibilmente da Rolandino nel 1256 - ricorda l'intercessione della regina presso l'augusto marito per consentire ai Padovani di ricostruire il loro Carroccio distrutto - si badi bene! - da Attila.

In una decisamente più famosa si narra la storia di una povera contadina di Montagnone anch'essa di nome Berta. Questa seconda Berta aveva saputo casualmente che la regina, come allora era costume, passava molto tempo a filare la lana e, caricato il proprio asinello delle matasse di filo preparate in più di un anno di lavoro, si era recata in città per fargliene dono e alleviare le regali fatiche. Giunta al Vescovado le guardie non volevano farla passare e l'asino, stanco, dava segni di irrequietezza. Nasceva un litigio e la povera Berta, amareggiata, scaricava le matasse direttamente sul selciato per riprendere la strada di casa. La regina, incuriosita dal rumore, in quel momento si affacciava chiedendo spiegazioni e, commossa, faceva assegnare dal marito alla contadina tanta terra in quel di Montagnone fosse possibile recingere col filo portato in dono. La seconda Berta diventava così la ricchissima contessa Berta di Montagnone, ma la leggenda prosegue con una processione di nobildonne e popolane cariche di matasse di filo a cui la regina, sorridendo, rispondeva regolarmente :

Care mie, non è più il tempo che Berta filava